La saggezza degli alberi: fare “squadra”

L’altro giorno, nella sala d’attesa del mio medico, con una decina di persone davanti a me e quindi tradotto in tempo con più di un’ora a disposizione da far passare, ho iniziato a sfogliare quelle riviste che trovi appunto sui tavolini delle sale d’attesa.

Leggendo qua e là, saltando da un articolo all’altro, sono incappata a un certo punto in un articolo scritto da Marina Conti, non ricordo purtroppo su quale rivista.

Era un’intervista a Peter Wohlleben, autore del libro La vita segreta degli alberi (ed. Macro) che spiegava come nelle foreste gli alberi sono dotati di forme di sensibilità e comunicazione sorprendenti. L’autore afferma che gli alberi, soprattutto nei boschi secolari, si aiutano e si sostengono a vicenda: non è la lotta di tutti contro tutti, non sopravvive solo il più forte, ma solo insieme si è forti e si può formare una foresta sana.

Gioire per gli altri

L’argomento in sé mi ha affascinato e mi sono ripromessa di leggere assolutamente il libro. In questo momento della vita però queste parole mi hanno punzecchiato altre riflessioni:

  • perché non prendiamo esempio da questi alberi anche noi umani?
  • perché non siamo capaci di gioire dei successi altrui, di condividere la gioia di una vincita, di complimentarci con chi ha fatto bene?

Vedo intorno a me tanto egoismo, persone che perseguono solo il loro interesse pensando di poter fare meglio degli altri e vedo anche tanto astio e risentimento nei confronti di chi ottiene qualche merito. E’ quella che ritengo una malattia del cuore: l’invidia.

Per mia fortuna non ne ho mai sofferto.

Incontrare persone migliori di me per qualità, competenze, professionalità, savoir faire, non mi ha mai generato sentimenti negativi ma anzi voglia di imparare, prendere esempio e infine migliorarmi.

Uniti è meglio

Peter Wohlleben sostiene anche che gli alberi delle foreste formano una comunità ben organizzata e solidale, una sorta di rete, la cosiddetta “wood wide web” dove gli esemplari si prendono cura gli uni degli altri aiutandosi e sostenendosi.

Ecco, è questo che mi piacerebbe vedere intorno a me, anche nel mio piccolo, anche tra i miei figli. E’ questo il messaggio che vorrei passasse: lasciamo che gli alberi ci insegnino a “fare rete”.

Unire le forze, collaborare, impegnarsi ognuno con le proprie doti e capacità, mettendole al servizio degli altri. Considerare le capacità e virtù altrui come opportunità di crescita. Avere l’umiltà di accettare i propri limiti senza pensare di poter fare sempre meglio degli altri e senza gli altri. Capire che unendo le forze si possono raggiungere traguardi molto più alti che correndo soli.

In poche parole:

Fare “squadra”

 

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